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BAMBINI Psicoterapia PEDOFILIA Il Velo

I Bambini del NonRitorno

A cura di Gilberto Gamberini

Pubblicato il 28/02/2005

gli psicoterapeuti della protezione civile dovranno loro spiegare e rispiegare tutto questo: che è necessario continuare a cercare quei genitori: per vincere il loro senso di colpa di essere sopravissuti....per vincere la loro rabbia di essere stati lasciati soli, che, si può tradurre, anche, in un paradossale odio verso quegli stessi genitori dispersi, odio che è in realtà amore, ma anche rabbia per quell’amore, apparentemente, perduto, e che si è “lasciato perdere” per aver lasciato quella terra, per averli lasciati là, dandoli per morti, senza magari esserlo ancora, per cedere loro una speranza di vita e di futuro, e, speriamo, che non sia così, per elaborare quel lutto…Tutto questo sentirà quel bambino e se lo porterà nel cuore, lo maschererà con un sorriso, lo terrà chiuso dentro di sé, fino a farlo esplodere in un gesto di rabbia...

foto intervento

 

Per  bambini,

rientrati in Italia,

che, in Asia hanno perso i genitori

o risultano ancora dispersi,

io auguro loro un miracolo

per  questo Natale e per questo Anno Mancato e,

che, in questi minuti, in queste ore o in questi  giorni,

i loro genitori  diano segno di se

e che le famiglie si ricongiungano.

Quei bambini,

è stato giusto riportarli qui,

ma, proprio, per quei bambini

è necessario continuare a cercare quei genitori,

dati per dispersi…

 

 

Le autorità, i medici,  gli psicoterapeuti

della protezione civile

dovranno loro spiegare e rispiegare tutto questo:

che è necessario continuare a cercare quei genitori:

perché, per quei bambini, ritrovarsi qui, senza  i loro genitori significa ammettere la loro morte, e questo loro non lo vogliono.

Le autorità, i medici,  gli psicoterapeuti

della protezione civile

dovranno loro spiegare e rispiegare tutto questo:

che è necessario continuare a cercare quei genitori:

per vincere il loro senso di colpa di essere sopravissuti,

 

che è necessario continuare a cercare quei genitori:

per vincere il loro senso di colpa di essere sopravissuti,

per vincere la loro rabbia di essere stati lasciati soli,

che, si può tradurre, anche,

in un paradossale odio verso quegli stessi genitori dispersi,

odio che è in realtà amore,

ma anche rabbia per quell’amore, apparentemente, perduto,

e che si è “lasciato perdere”

per aver lasciato quella terra,

per averli lasciati là,

dandoli per morti, senza magari esserlo ancora,

per cedere loro una speranza di vita e di futuro,

e, speriamo, che non sia così, per elaborare quel lutto…

 

 

 

Tutto questo sentirà quel bambino

e se lo porterà nel cuore,

lo maschererà con un sorriso,

lo terrà chiuso dentro di sé,

fino a farlo esplodere in un gesto di rabbia.

E’  bene che urli quel bambino e che sfoghi tutto il suo dolore.

E’ bene che tutto questo esca da lui

e che impregni quello che lo circonda e non la sua anima.

Per evitare la PTSD, la Sindrome da Stress post Traumatico.

 

Un compito difficile sarà per i parenti di quel bambino,

rimasto al momento solo,

perché in questo momento dovranno essere

zii, nonni,padre e madre, insieme,

senza negare la speranza,

ma, sostituendola col loro esserci, col loro amarlo,

in un momento, in cui non vorrà essere amato da loro,

 

ma, dai genitori, che, non ci sono.

Dovranno aspettarsi gesti crudi,

quei parenti,

dovranno aspettarsi tutto quello che mai si aspetterebbero

e dovranno essere forti

e cercare in loro stessi e nel sostegno di altri,  il modo per farlo.

Lo troveranno in psicoterapeuti, amici, sacerdoti.

 

Ma  non ci saranno abbastanza lacrime da piangere,

in questo fine e inizio del nuovo anno,

e tutti noi vorremmo,

se potessimo,

asciugarle tutte.

 

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

 

foto riprodotte a fini didattico esplicativi

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