
Il terapeuta ricalca con le parole quello che vede, ascolta e sente
e che anche la persona può vedere, ascoltare e sentire. In tal modo il terapeuta acquista credibilità e la persona si lascia andare ancora di più, perché c’è un “idem sentire“.
La terminologia usata deve essere volutamente vaga, in modo da poter incorporare anche sfumature non immediatamente colte ma che potrebbero esserci in quel dato momento. Erickson diceva: “Vedete io avevo un grandissimo vantaggio sugli altri; avevo avuto la poliomielite ed ero totalmente paralizzato
Come facevo a divertirmi?
Cominciai ad osservare le persone e l’ambiente. Ben presto imparai che le mie sorelle potevano benissimo dire no quando volevano dire sì. Oppure potevano dire sì e contemporaneamente intendere no
Così cominciai a studiare il linguaggio non verbale e il linguaggio del corpo.”

Erickson ribadiva:
“La comunicazione è una cosa ben complicata. L’espressione del viso, gli occhi, il modo di stare con il corpo, il modo di muovere il corpo e le estremità, il modo di muovere la testa eccetera, il modo di muovere certi singoli muscoli: tutto ciò fornisce moltissime informazioni.”
Sul potenziare le capacità percettive, Erickson raccontava il caso di Arthur, uno studente che al momento dell’esame alla Università era talmente bravo ed esaudiente nelle risposte che il professore ebbe il dubbio che Arthur conoscesse già in anticipo le domande che stava ponendo.
Arthur non era uno studente modello, uno sgobbone, lo si vedeva spesso in giro e non sembrava studiasse gran che, e comunque molto meno di altri che avevano un rendimento assai diverso.
Quale era il segreto di Arthur?
Il professore pensando a qualche incomprensibile imbroglio lo mandò dal preside di facoltà affinché esaminasse la questione.
Il Preside di facoltà che aveva già avuto analoghi rapporti su quello studente “troppo bravo, e troppo poco studioso” anche da altri professori esaminò Arthur con estrema prevenzione e severità.
Arthur serenamente spiegò l’arcano che lo rendeva il migliore studente di quella Università.
Arthur, era un attento osservatore, e spiegò che lui non mancava mai alle lezioni, e nei suoi appunti di lezione, tutti gli argomenti che i professori trattavano e tutte le domande che i professori facevano, e tutte le cose che loro rimarcavano anche a livello inconscio lui le sottolineava.
Quando quegli argomenti, quelle domande, quegli interessi, di nuovo, riemergevano, nelle lezioni successive, lui le indicava con un asterisco.
Alla fine di tutte le lezioni, prima di preparare un esame lui esaminava la sua personale banca dati ed in base a quella preparava i “suoi” esami.
Gli argomenti che non venivano mai trattati a lezione, oppure quegli argomenti a cui il professore dimostrava indifferenza o addirittura fastidio inconscio lui non dedicava nessuna attenzione.
Gli argomenti segnati da sette asterischi, in su, Arthur li studiava alla perfezione, e quelli sotto quella soglia progressivamente sempre di meno.
Arthur, inoltre, ascoltando le lezioni aveva notato la particolare intonazione che i professori avevano dato a quei particolari punti: così aveva matematicamente individuato, calandosi nell’altro, in questo contesto: nell’insegnante, le domande che avrebbero posto all’esame.

la fotografia del cervello mentre ricorda…….
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gilberto gamberini









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