
nbsp;
“Lei mi deve aiutare, mia moglie è scappata di casa assieme ai miei figli,
mia moglie è scappata di casa con 300.000,
tutti i soldi che avevo sul conto della mia ditta.
Io voglio riaverli”.
nbsp;
“Chiariamo subito una questione, lei cosa è che vuole riavere?
Vuole riavere i suoi soldi o la sua famiglia?
Se vuole riavere i suoi soldi deve rivolgersi altrove.
Riavrà i suoi soldi ma non so se riavrà la sua famiglia.
Se invece è venuto da me per riavere,
e mi scusi ma non amo il termine che lei ha usato “riaverli”…
se è venuto da me per riconquistare la sua famiglia
e, magari, riconquistando la sua famiglia
riavere anche tutti o parte dei suoi soldi,
allora io posso aiutarla.”
nbsp;
“Vorrei chiarire ancora una cosa con lei.
Vorrei che lei mi convincesse che ama veramente la sua famiglia…
Ed, allora, io sarei più motivato ad aiutarla”.
nbsp;
“D’accordo”
disse quel distinto manager di cinquant’anni,
elegantemente vestito, che avevo di fronte
“io voglio bene alla mia famiglia e vorrei che tornassimo tutti insieme”.
nbsp;
“Allora accetto di aiutarla”.
nbsp;
“Mi racconti la storia… mi racconti tutto quello che per lei importante…
e anche quello che per lei non lo è,
perché magari a volte noi diamo un’importanza a cose totalmente inutili,
mentre viceversa consideriamo inutili gesti, azioni e comportamenti,
che invece sono essenziali per l’accrescimento della nostra vita“.
nbsp;
Mi raccontò che lui era sempre occupato in 1000 impegni,
che richiedevano una sua presenza in Italia e all’estero
e che, spesso, si sentiva stressato e di cattivo umore
e che riversava tutto questo sulla sua famiglia.
Si rendeva conto di aver trascurato, da sempre,
sua moglie enbsp;i suoi figli,
ma, fino a quel momento,
non si era reso conto che, con ilnbsp; suo comportamento,
li stava perdendo.
Nei rari momenti in cui era casa,
la sua mente era costantemente concentrata sul suo lavoro,
e questo non gli permetteva di rendersi conto di quanto accadeva
e di quanto poco lui partecipava a quello che avveniva
nella sua famiglia.
nbsp;
Alla fine del suo racconto, mi implorò
“la prego, mi aiuti, sono disperato…”.
C’incontrammo alcune volte
e lo vidi progressivamente più rilassato e collaborante,
e nel contempo recettivo a dei mutamenti comportamentali,
che lo facessero di nuovo sentire in sintonia con la sua famiglia.
nbsp;
Ma non sempre fu così.
nbsp;
Un giorno, tutto contento di sé, mi disse
“ho comprato una Porsche nuova fiammante e con quella sono andato a prendere i miei figli a scuola, m’aspettavo che mi dicessero qualcosa, ma non è accaduto nulla….”
nbsp;
Io lo interruppi
“io le avrei detto che si è comportato da perfetto imbecille.
Non offendo lei come persona, manbsp;offendonbsp;il suo comportamento.
Cosa crede che possano pensare i suoi figli
che la vedono arrivare con una macchina nuova,
che per lei costituisce motivo di vanto,
quandonbsp; per loro non compra neppure un quaderno…
lei non c’è dal punto di vista affettivo…
lei esiste solo per dare mostra di sé.
Non mi ripeta che sua moglie possiede 300.000 euro,
loro di questo non sanno nulla…
conta quello che vedono,
conta quello che lei fa per loro,
conta il suo esserci come padre o il suo non esserci”.
nbsp;
Mutò questo suo comportamento,
in maniera molto radicale e,
quel che importa, ne fu soddisfatto.
nbsp;
I tempi mi sembravano maturi.
nbsp;
Gli chiesi di far venire sua moglie,
naturalmente se lei se la sentiva.
nbsp;
La moglie venne,
da sola.
nbsp;
Era, logicamente, prevenuta nei miei confronti,
perché in un qualche modo, secondo lei,nbsp;rappresentavo suo marito.
nbsp;
Infatti mi disse subito
“guardi, io sono qui per aiutare mio marito,
e farò di tutto per farlo…
ma non sono disposta a ritornargli quei soldi”.
nbsp;
“Sono d’accordo con lei,
perfettamente d’accordo con lei,
lei non deve ritornargli assolutamente nulla.
Io l’ho chiamata semplicemente per sapere quali sono i problemi,
per conoscere il suo punto di vista,
la sua verità, oltre alla verità che conosco da suo marito.
Io l’ho chiamata per capire se è possibile
ricomporre un quadro familiare che ora vi vede divisi.
Null’altro.”
nbsp;
Lei mi parlò di abbandono,
di una vita familiare vuota,
le feste chenbsp;il maritonbsp;dava, a casa, eranonbsp; per incontrarenbsp;clienti e soci, enbsp;per ampliare il suo giro di conoscenze.
Considerava tutto, falso e superficiale.
Ma quello che più la preoccupava
e che l’aveva portata ad andarsene era
la continua violenza,
che lei e suoi figli subivano.
Lei non lo aveva mai denunciato, ma,
in un’occasione che lei non riusciva a dimenticare,
il marito aveva picchiato lei e suoi figli in modo talmente selvaggio,
che avevano dovuto tutti ricorrere alle cure del pronto soccorso.
nbsp;
Restai colpito da queste rivelazioni.
nbsp;
Quando lui ritornò, ero molto arrabbiato.
“Lei mi sta prendendo in giro,
non mi ha raccontato del suo comportamento violento,
come se questo non fosse importante,
come faccio ad aiutarla se lei non è sincero“.
nbsp;
nbsp;
nbsp;
Lui, avvilito,
si scusò a lungo e mi raccontò di una storia di violenza,
che aveva caratterizzato la sua infanzia.
Un padre alcolizzato,
violento, che picchiava senza tregua lui e sua madre.
“D’accordo, la capisco ma, ugualmente, non la giustifico.
Il modello che lei ha ricevuto non è una maledizione ineluttabile,
è un imprintig, che lei può ribaltare,
visto che l’ha fatta soffrire e che lei non condivide.
Non esistono maledizioni così forti,
che vanno contro il nostro sentire.
Se lei veramente sente le cose diversamente,
allora io voglio aiutarla,
anche sua moglie vuole aiutarla.
Dipende da lei.
Dipende dal quadro che lei vuole comporre.
Dipende dalle pennellate che lei darà su quel quadro.”
nbsp;
Iniziò un periodo molto positivo,
vi fu un riavvicinamento profondo fra lui e la moglie, fra lui e i figli
nbsp;
Iniziò a corteggiarla, fu gentile, carino, sempre presente.
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Un giorno tornò la moglie.
Mi disse
“io ho pensato di ritornare i soldi a mio marito, e anche di ritornare a casa con lui.
Lo vedo cambiato.
Lo vedo come io volevo vederlo da sempre”.
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nbsp;
“No” gli dissi
“no, aspettiamo ancora.
Aspetti a ritornargli i suoi soldi, o perlomeno né trattenga una metà per lei.
Aspetti a ritornare, prima voglio accertarmi
che questi cambiamenti siano totalmente sinceri,
e , cosa ancora più importante,
che durino nel tempo.”
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nbsp;
Mi incontrai ancora con lui,
tutto sembrava procedere per il meglio.
nbsp;
Poi cominciò a saltare gli appuntamenti.
Mi raccontava che era all’estero,
o che doveva partire all’improvviso
o altre apparenti ottime ragioni.
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Una mattina, la moglie mi telefonò
“lei aveva ragione, per fortuna che ho aspettato…
la chiamo da pronto soccorso,
ci hanno trattenuto qui tutta la notte
per eseguire accertamenti su di me e sui bambini,
ieri sera è arrivato a casa, completamente ubriaco,
ci ha picchiato selvaggiamente,
il ragazzo più giovane si è messo in mezzo
e lui lo ha afferrato per il collo, pensavo lo uccidesse…
ho dovuto fare la denuncia,
non potevo fare altrimenti.
Io devo difendere la mia famiglia.”
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Mi è dispiaciuto moltissimo avere avuto ragione,
avrei preferito,
di gran lunga,
avere completamente torto.
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Io non ti vedo come sei,
io ti vedo come potresti essere,
e ti aiuto a farlo,
ma sei tu che devi diventarlo.
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Riproduzione Riservata Gilberto Gamberini
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foto riprodotte a fini didattico esplicativi
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gilberto gamberini









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