
Morenonbsp;
rappresentò il problema dell’uomo,
come se fosse una piece teatrale,
la rappresentò proprio fisicamente a teatro,
attribuendo alle problematiche umane un aspetto scenico e recitativo,
e quindi modificabile
attraverso una sceneggiatura ed una regia diversa
(quella che in psicoterapia chiamiamo
Cambiamento: la Ristrutturazione).
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Spesso tale rappresentazione era aperta al pubblico,
che passava occasionalmentenbsp; per la strada,
che così poteva intervenire
e divenire un ulteriore elemento di verità,
di realtà e di interazione, non programmata.
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Il ruolo di chi aveva il problema
che chiameremo il protagonista
della storia e della rappresentazione
veniva amplificato ed ampliato a dismisura,
con l’intervento di una specie di super io,
che chiameremo il “doppio” del protagonista,
un rafforzativo
che traboccava e che ampliava le proprie ragioni
e che le sosteneva in modo esagerato,
fino a quasi renderle caricaturali
o a dannarlo,
senza speranza di ritorno.
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Il problema di per se, la situazionenbsp; o chi aveva creato il problema,
non veniva rappresentato innbsp; modo astratto,
ma diveniva un personaggio o più personaggi,
che venivano interpretati alla maniera teatrale
con un loro copione da recitare che partiva dalle attribuzioni di ruolo
che il protagonista aveva evidenziato,
dal suo punto di vista di vedere e di valutare le cose.
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Il problema o chi aveva creato il problema,
che diventava un personaggio con un suo ruolo ed una parte ben precisa,
aveva anche esso un rafforzativo, “un doppio”
che esercitava in modo abnorme il suo ruolo,
imprimendo una drammaticità maggiore agli eventi.
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Gli eventi,
come si usa in psicoterapia e in ipnosi,
non erano rappresentati come storia,
solo raccontata e ambientata nel passato,
ma venivano rivissuti nell’hic et nunc,
come se si svolgessero in quel preciso momento, nel presente.
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Il protagonista
raccontava gli eventi alnbsp; regista,
ma poi doveva vivere quel suo problema nel preciso istante in cui era iniziato,
come se lo avesse di fronte,
in quel momento.
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Il regista, psicoterapeuta,
non solo assisteva e stimolava questo confronto,
ma vi introduceva varianti e modifiche teatrali,
creando situazioni fantasmagoriche,
di eventi che avrebbero potuto svolgersi,
che dovevano svolgersi per ristrutturare il problema e per modificarlo.
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Il regista
creava interazioni,
che potevano modificare l’evento,
che aveva subito il protagonista e sentito come problema.
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Quando tutto era stato fatto,
quando tutto era stato detto,
avveniva il Secondo Atto:
l’inversione dei ruoli.
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L’inversione dei ruoli
poteva permettere
il capovolgimento delle situazioni e delle convinzioni
e fornire una spiegazione diversa ai fatti,
la creazione di un impatto emotivo diverso,
risolvibile, affrontabile, ristrutturabile.
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Un allargamento dei punti di vista,
un pensiero che da convergente,
che esaminava solo le proprie ragioni
diviene divergente per comprendere gli altri,
il mondo intero,
come sosteneva Milton Erickson.
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Solo se ci caliamo nell’altranbsp; parte
possiamo comprendere le ragioni altruinbsp;
e non solo le nostre.
Solo se accettiamo di ascoltare l’altro possiamo riuscire
a farci a ascoltare.
E, a volte, solo calandoci nel mondo altrui
possiamo comprendere le ragioni del nostro,
e confrontarle,
invece di distruggerci e di distruggere.
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Quali sono le attinenze tranbsp; A Zvornik ho lasciato il mio cuore con lo psicodramma di Moreno?
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A Zvornik il ruolo ha diviso famiglie, amori, amici, vicini di casa, facendoli precipitare nel baratro della incomprensione e dell’odio.
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E’ una associazione mentale analogica,
tra grandi eventi che fanno parte dell’inconscio collettivo
ed altri che si consumano nel privato,
tra altrettanti muri ed altrettante trincee.
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Ognuno di noi può lasciare il cuore
o qualcosa di se da qualche parte.
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La Psicoterapia
ci permette di ritrovarlo.
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Per poter fare psicoterapia ed ipnosi
è necessario avvicinarsi, il più possibile,
al meccanismo di funzionamento della nostra parte emozionale inconscia.
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L’impostazione mentale analogica e per assonanza
è il primo passo di una serie di passi da compiere,
per comprendere quella parte di noi che costituisce il 95% di quello che siamo.
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Solo calandoci
in quel mondo
ed in quel ruolo
possiamo comprendere il funzionamento dell’Inconscio.
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A volte è solo un brusio
che bisogna saper cogliere
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Riproduzione riservata Gilberto Gamberini
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Foto riprodotte per motivi didattici ed esplicativi e non commerciali.
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gilberto gamberini









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