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Lo incontrai, per caso .un giorno . pernbsp; strada.
Lo salutai.
Non mi rispose. Non mi vide neppure.
Il suo sguardo seguiva un qualcosa che solo lui vedeva.
Lo seguii, per capire .
Molti lo salutarono ma lui non rispondeva, nonnbsp; vedeva nessuno..
Una ragazza lo invitò a casa sua per la sera ma,nbsp;lui era altrove….
I suoi orecchi ascoltavano altre voci
che solo lui udiva e che gli riempivano lanbsp; testa, come un alveare.
Nella sua percezione interiore,
nulla entrava e nulla usciva.
Lo seguii fino a casa.
Sembrava un automa, auto-programmato a non esserci.

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L’indomani venne in studio per la sua seduta.
Gli chiesi “come ti senti?”
Lui mi guardò con occhi tristi, sollevando quasi con fatica il capo
“ Male, sono solo, nessuno mi considera, nessuno mi parla mi sento sempre più giù”
Volevo spiazzarlo e lo feci dicendogli
“ Dammi retta tunbsp; non sei depresso sei solo stupido”
Alzò il caponbsp;…..
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Gli spiegai i motivi della mia frase.
Gli spiegai che lo avevo seguito
e gli raccontai tutto quello che era accaduto e che lui si era perso,
perché aveva chiuso tutti i suoi canali di comunicazione col mondo esterno,
non facendo entrare nulla dentro di lui.

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Gilberto Gamberini
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foto riprodotte anbsp; fini didattici ed educativi
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gilberto gamberini









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