Il Processo di Franz Kafka

Nessuno riuscirà mai a spiegare a Josef K. il motivo del processo che un'autorità giudiziaria, incalzante ed enigmatica, gli ha intentato....Il protagonista, anzi la vittima designata di questa storia, come in un doppio legame patologico ante litteram, qualunque cosa voglia o non voglia fare, in ogni caso il suo destino è già segnato...Il non comprendere, e non capire quello che sta accadendo e perché accade...Forse Josef K. espia semplicemente la sua colpa di vivere, in un mondo sempre più incomprensibile, abitato da creature solo di parvenza umana. e sempre più lontane da un Paradiso, per sempre perduto.

Nasce a Praga il 03/07/1883 muore a Kierling (Vienna) 03/06/1924

Nessuno riuscirà mai a spiegare a Josef K.

il motivo del processo

che un’autorità giudiziaria, incalzante ed enigmatica,

gli ha intentato;

neanche prima del tragico epilogo, quando viene giustiziato.

I pochi spiragli che sembrano illuminare la realtà

sono subito oscurati dalla penombra che non si dilegua.

Il protagonista,

anzi la vittima designata di questa storia,

come in un doppio legame patologico ante litteram,

qualunque cosa voglia o non voglia fare,

in ogni caso il suo destino è già segnato.

Vi è un’angoscia grottesca,

a volte quasi comica,

in quel ineluttabile che avanza

senza scopo e senza motivo.

Intuisci solamente che sei la sua meta, il suo cibo.

Nel romanzo di Kafka vi sono interpretazioni a diversi livelli, da quello religioso, sociologico, psicologico, esistenziale, metaforico, psicoanalitico e non ultimo profetico dell’Olocausto.

Il non comprendere, e non capire quello che sta accadendo e perché accade.

Qualcuno doveva aver calunniato Josef K. Poiché senza che avessi fatto alcunché di male una mattina venne arrestato…. “Lei non può uscire, è in arresto… non abbiamo il compito di dirgli i motivi. Vada nella sua stanza e aspetti. Il procedimento è oramai avviato e lei saprà tutto a suo tempo”

Ma quel tempo non verrà mai.

“Ora le mani di uno dei signori si posavano sulla gola di K. Mentre l’altro immergeva il coltello nel cuore e ve lo girava due volte. Cogli occhi prossimi a spegnersi K. E c’è tempo a vedere i signori che vicino al suo viso, guancia contro guancia, osservavano l’esito. “Come un cane!” disse e gli parve che la vergogna gli dovesse sopravvivere. “

Forse Josef K. espia semplicemente la sua colpa di vivere,

in un mondo sempre più incomprensibile,

abitato da creature solo di parvenza umana.

e sempre più lontane da un Paradiso,

per sempre perduto.

Gilberto Gamberini riproduzione riservata

Foto e testi riprodotti per fini educativi e didattici non commerciali

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Pubblicato il 11 giugno 2005 in: 6 Psicoterapia MEMORIA Inconscio collettivo

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