Il modello mamma e lavoratrice L’Eroismo della quotidianità

Il messaggio positivo. L’eroismo della quotidianità. Valentina Vezzali....L’elogio di tutti quegli esseri comuni che trovano in se la forza di essere un qualcosa di più, rispetto a quello che erano, fino ad un istante prima...Un sacrificio che dura nel tempo, come quello per ottenere un risultato nello sport e nella vita, risultato che non sempre viene, ma comunque è una partita che giocano con tutto loro stessi..Quando il risultato viene, ben venga la gioia vera, quella della fine del percorso, quella del traguardo finale. Una gioia sofferta, senza scorciatoie, senza “aiutino” senza cocaina che scoppia in un urlo liberatorio. Elogio di quegli esseri che trovano la forza per diventare piccoli eroi nel lavoro di ogni giorno, e grandi eroi nello sport. In questa occasione....Non nasce così per censo e famiglia, ma diventa eroe, magari per un giorno solo, come gli atleti della antica Olimpia. Poi ritorna al quotidiano, alle gioie comuni. Vengono alla mente storie antiche. Viene in mente la madre dei Gracchi, che invece di mostrare le superficialità dell’apparire, quando le chiedono di far vedere i suoi tesori, mostra i suoi figli. Questi dovrebbero essere i modelli da seguire. Questi dovrebbero essere i volti che l’Italia esporta e in cui si riconosce. I volti che fanno immagine....Così è la psiche, un luogo che per svilupparsi e per ottenere successi, deve dedicarvi impegno, costanza, sacrificio. Dove c’è un luogo per la realizzazione di noi stessi, c’è sempre un posto anche per gli altri, e per i sentimenti del bene. Gli altri che non sono più e solo oggetti di consumo, ma persone come noi, nei quali ci si può specchiare e riflettere, senza tremito.

Il modello mamma e lavoratrice che vince L’Eroismo della quotidianità

Valentina Vezzali, mamma da pochi mesi, vince la medaglia d’oro&#nbsp; al mondiale di&#nbsp; Lipsia nella scherma.

Il messaggio&#nbsp; positivo.

L’eroismo della quotidianità.

L’elogio di tutti quegli esseri comuni che trovano in se la forza di essere un qualcosa di più, rispetto a quello che erano, fino ad un istante prima.

Esseri che sono sopra alle righe con la forza della volontà, con la tenacia, con l’allenamento, col sacrificio. Un sacrificio che dura nel tempo, come quello per ottenere un risultato nello sport&#nbsp; e nella vita, risultato che non sempre viene, ma comunque è una partita che giocano con tutto loro stessi.

Quando il risultato viene, ben venga la gioia vera, quella della fine del percorso, quella del traguardo finale.&#nbsp; Una gioia sofferta, senza scorciatoie, senza “aiutino” senza cocaina&#nbsp; che scoppia in un urlo liberatorio.

Elogio di&#nbsp; quegli esseri che trovano la forza per diventare piccoli eroi nel lavoro di ogni giorno, e grandi eroi nello sport. In questa occasione, il piccolo eroe del quotidiano diviene l’eroe dello sport, e spinge ancora di più alla identificazione. Perché ognuno da quella donna,&#nbsp; madre, e lavoratrice&#nbsp; si sente rappresentato. E’ una di noi, e noi possiamo essere o avvicinarci a quello che lei è.

Non nasce così per censo e famiglia, ma diventa eroe, magari&#nbsp; per un giorno&#nbsp; solo, come gli atleti della antica Olimpia. Poi ritorna al quotidiano, alle gioie comuni.

Vengono alla mente storie antiche. Viene in mente la madre dei Gracchi, che invece di mostrare le superficialità dell’apparire, quando le chiedono di far vedere i suoi tesori, mostra i suoi figli.

Questi dovrebbero essere i modelli da seguire. Questi dovrebbero essere i volti che l’Italia esporta e in cui si riconosce. I volti che fanno immagine.

Così è la psiche, un luogo che per svilupparsi e per ottenere successi, deve dedicarvi impegno, costanza, sacrificio. Dove c’è un luogo per la realizzazione di noi stessi, c’è sempre un posto anche per gli altri, e per i sentimenti del bene.

Gli altri che non sono più e solo oggetti di consumo, ma persone come noi, nei quali ci si può specchiare e riflettere, senza tremito.

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Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

Foto riprodotte a fini didattico esplicativi

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Pubblicato il 12 ottobre 2005 in: Psicoterapia DROGA Giochi

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