
La poltrona del disagio
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Mario stava veramente male su quella poltrona e, malgrado l’elaborazione delle sue resistenze, continuava a stare male. Gli chiesi cosa succedeva. Lui mi rispose che si sentivanbsp; fortementenbsp; a disagio e non sapeva il perché. Sinbsp; alzònbsp; in piedi come se sotto il sedile avesse dei carboni ardenti. Anche in piedi continuava a fissare la poltrona con estremo fastidio.
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Allora gli dissi: “ Moltonbsp; bene intanto vedo con piacere che i suoi muscoli funzionano a meraviglia E’ da tempo che non vedevo uno scatto così Vedo che le dà fastidio anche guardarla E’ molto positivo che lei abbia focalizzato tutto il suo disagio su quella poltrona così se ne è liberato completamente e definitivamente
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Molto bene Lei ha fatto tutto da solo Lei ha un sacco di risorse Facciamo così su quella poltrona ci mettiamo sopra un foglio con su scritto a colori verdi rossi e blu Poltrona del disagio.nbsp; ” Ionbsp; scrissi così con i miei pennarelli colorati e poi misi il foglio sulla poltrona. Ma mi resi conto che, pur essendo più sollevato, non gli bastava ancora.
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Allora gli dissi: “ D’accordo ma solo per questa volta facciamo così Ora lei mi aiuta e la spostiamo in sala d’aspetto ”
Lo facemmo insieme. Nella sala d’aspetto diedi un timido calcio a quella poltrona e lui visto che non era la sua, lo fece con più convinzione.nbsp; Ritornammo di là e lui, molto sollevato, sinbsp; sdraiò tranquillamente sul lettino
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Minbsp; restò sempre la curiosità di sapere cosanbsp; aveva sentito o visto su quella poltrona. Lui non me lo disse ed io non glielo chiesinbsp; mai. Io però gli dissi che alla fine della seduta avrebbe dovuto aiutarmi a rimettere la poltrona al suo solito posto, tanto lui aveva il suo lettino. Lui non era molto soddisfatto ma giocoforza, dovette accettare…. Comunque nella seduta successiva trovai molto divertente il fatto che lui si portò da casa, come Linus, una coperta di colore verde con la quale copriva la poltrona e che poi lasciava lì. Alla fine delle nostre sedute, io mi ero abituato a quella macchia di verde ma luinbsp; se la portò via. Il paziente aveva focalizzato tutto il suo disagio e chissà quali altre cose su quella poltrona. Ricalcando le sue convinzioni, gliel’ho fatto lasciare su quella poltrona per tutta la durata del trattamento.
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E’ molto meglio che tutto quello che disturba o che ci angoscia fuoriesca all’esterno piuttosto che rimanga dentro di noi. La scelta del paziente di focalizzare tutto su quella poltrona è una scelta inconscia che non è vagliata dalla mente razionale. Bisogna sempre incoraggiare tutto quello che proviene dall’inconscio.
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Un altro modo di trattare le resistenze potrebbe essere quello di incoraggiarle. L’incoraggiamento,nbsp; che diventa quasi una prescrizione del sintomo, è pur sempre una forma di ricalco dai contenuti più forti ed accentuati. Per esempio, con un paziente molto teso che ha glinbsp; occhi spalancati per l’assurda paura di andare in ipnosi potrei dire: “ Benissimo mi raccomando stia più teso possibile ancora di più Da lei mi aspettavo molta più tensione Possibile che non riesca a fare di più E poi non vede quel muscolino lì non vede che è tutto rilassato Non è coerente con quello che fanno tutti gli altri Non vorrà mica dirmi che dentro di sè ha dei bastian contrari che non fanno quello che decide lei Non si rilassi mi raccomando! E poi quegli occhi li tenga bene spalancati molto di più Non li chiuda assolutamente! E quello che è più importante non mi vada in ipnosi! ”
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In quello che ho appena detto vi sono anche degli ordini espressi in forma negativa, che generano una certa confusione nel paziente e che spesso lo portano a fare quello che non vorrebbe fare ma che è suo interesse fare. Gli ordini in forma negativa, anche se io preferisco la terminologia di inviti a non fare affinchénbsp; poi facciano sono dei doppi legami.
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L’invito a non andare in ipnosi può essere disatteso dal paziente e quindi sarà disponibile ad andarci. Se invece seguirà l’invito a non andare in ipnosi, si estranierà da quello che lo circonda e da me, focalizzando al suo interno quindi andrà in autoipnosi. Inoltre questa formulazione particolare di comunicazione genera nelnbsp; paziente uno stato di confusione che lo spiazza, perché inaspettato, e quindi lo rende pronto per successive suggestioni.nbsp;

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libera elaborazione Ipnosi dilatare la mente per trasformare la realta` Giunti Editore Autore Gilberto Gamberini

gilberto gamberini









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