Amore e odio, destino e rabbia, elementi antitetici che si sintetizzano con armonia in questo racconto di Carla Marcone.
Storie, più storie, più volti tra il cielo ed il Mare di un’isola del Mare Nostrum, e pare sentirlo l’odore del mare tra le narici dei protagonisti. Pare vederla la luce che solo a certe latitudini rende il mondo più bello e la vita degna di essere vissuta. E questo racconto, semplice nella sua struttura, ma pregno nei suoi contenuti, di essere letto.Rossella e la sua curiosità, curiosità femmina, mediterranea. Rossella ed una scatola di latta su cui campeggiano come cerberi bonarii dei girasoli che custodiscono una lettera misteriosa.
Prorio come i petali dei girasoli, la Marcone sviscera dall’interno le piccole storie dei suoi racconti. Piccole perchè semplici, intense, non urlate. Piccole perchè minuziosamente cesellate, piccole perchè mostrano ma non rivelano, se non nel finale, il senso nascosto di ogni personaggio, legato l’uno agli altri, in un intreccio che forma il continente della scrittura narrativa che l’autrice medesima disegna.
La narrazione non indugia sui luoghi comuni dei topoi letterari, rompe il cerchio delle aspettative del lettore, si concede all’irruenza di una passione che sembra a lungo trattenuta,lasciando che realtà e finzione, malizia ed ingenuità si cerchino continuamente, si sfiorino, si confondano per dar vita alle pagine di carta.
Quelle della Marcone appaiono come storie ancestrali, di sempre e di mai, del Mediterraneo e di nessun luogo, di tutto e niente, vicende che non lasciano margini all’umorismo spicciolo o alla leggerezza patetica..
In questo quadro da romanzo della coscienza tipico del 900, a mio parere, tuttavia, mal si inseriscono taluni arcaicismi linguistici e l’uso di una aggettivazione talvolta pesante ed obsoleta che finisce per gravare sulla semplicità stessa che nelle sue storie l’autrice pare voglia esaltare, che poi è l’anima di questa raccolta ed il fine cui ogni esistenza mira per godere del suo posto al sole… del Mediterraneo.

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