INTERVISTA AD UN REGISTA ITALIANO
AL DI SOTTO DI OGNI SOSPETTO
di Heiko H. Caimi & Lele Larotonda
D: -Buongiorno.
R: - Buongiorno
D: - Come va?
R: - Bene, grazie.
D: - E’ pronto per l’intervista?
R: - Si. Parta quando vuole.
D: - Come mai è così difficile ottenere interviste da parte sua?
R: - Iniziamo con le difficili
Forse perché non mi piace parlare tanto di me stesso. In fondo, quello che ho da dire è rappresentato nei miei film. Nei miei film c’è tutto me stesso.
D: - Qual è il film che ha girato che più l’ha soddisfatta?
R: - Sicuramente il primo.
D: - Perché?
R: - Perché ne ho un bellissimo ricordo come prima esperienza.
D: - Come definirebbe questa esperienza?
R: - Terribilmente affascinante.
D: - Ha avuto difficoltà a rapportarsi agli attori in quell’esordio?
R: - Direi anche di più. Non solo con gli attori, ma anche tutta la troupe. E poi, sa, data la mia giovane età presentarsi con un progetto ambizioso è cosa poco comprensibile a tutti.
D: - In che senso?
R: - Beh
(ride) quando sei molto giovane e proponi di fare un film, cerchi gli attori, lo staff tecnico e tutto il resto, per la gente o sei pazzo o sei malato. Anche se, tra le due, non è che ci sia molta differenza. E
.. Fortunatamente c’erano delle persone con cui mi sfogavo che mi aiutavano a tirare dritto.
D: - Chi erano queste persone?
R: - Gente molto vicina a me.
D: - Ma lei si definirebbe un pazzo, un malato o un genio?
R: - (ride) Forse c’è una componente di ognuna di queste tre caratteristiche. Anche se, se mi definisco genio, vedo una trincea di critici pronta a spararmi. Ma chi se ne frega
.!
D: - Non teme la critica?
R: - Temo più il pubblico.
D: -Perché?
R: - E’ il pubblico che decreta il successo o meno di un film.
nella foto che segue, da sinistra, l’attore joe Buttinoni e il regista Lele Larotonda
(segue nella seconda parte)

Heiko H. Caimi









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