H. - C’era una volta il cinema. C’è ancora?
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L. - Ci sono degli sporadici esempi che rendono ancora il cinema capace di dare grandi emozioni, e mi riferisco ancora, purtroppo, a vecchi nomi come Mike Nichols, che ha girato recentemente un film davvero degno di essere visto, “Closer”. Però non voglio essere così negativo. Credo che esistano ancora registi di gran talento da cui possiamo aspettarci ottime prove in futuro.
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H. - Chi, per esempio?
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L. - Paul Thomas Anderson, Richard Kelly, Michel Gondry e, tra gli italiani, Paolo Sorrentino e Andrea Manni.
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H. - Quindi rosee speranze, ma nulla di concreto?
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L. - Se tu tieni conto che il cinema italiano è tornato a vivere una nuova crisi, quello americano non fa altro che remake di film asiatici se poi aggiungi che anche un mito vivente come Spielberg è riuscito a fare un film quasi accettabile, mi viene spontaneo dire che il cinema sta vivendo davvero un brutto momento, e non posso negare che le cause vanno ricercate nella politica, nello star system e nella televisione, che ci regala solo miti preconfezionati.
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H. - Un po’ come il calcio, insomma
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L. - Esatto.
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H. - Ma ci sono molti nuovi autori, anche in Italia, che godono di scarsa visibilità, vista anche la recente possibilità di oscuramento di eventi come il “Milano Film Festival”, che ci davano la possibilità di scoprire nuovi autori e talenti inaspettati
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L. - Concordo pienamente con te. Io ci sono stato al Milano film Festival, anche due anni fa. E, al di là di quello che rappresentava, è stata un’esperienza bellissima. Tutto l’ambiente che c’era attorno, al di là del concorso in sé, era vivo e movimentato: concerti, incontri, discussioni
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H. -Tutto un panorama culturale che viene messo a tacere, quindi
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L. - Purtroppo viene ritenuta cultura solo ciò che c’è stato in passato. Ecco perché, a scuola, si studiano ancora Manzoni, Collodi, Tasso e nei libri di storia il programma scolastico prevede che si arrivi solo al ‘45. Eppure l’Italia ha avuto anche dopo una storia importante e variegata Non mi riferisco solo a episodi politici come Tangentopoli e l’ascesa di Berlusconi Anche se comunque anche questanbsp; storia Ma anche al ‘68, al terrorismo delle Brigate, rosse e nere, a quello che stiamo vivendo tutt’ora Dimmi tu se queste cose non fanno parte del nostro vissuto, della nostra storia, se non vanno almeno menzionati Invece tutto tace.
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H. -Per non parlare di ciò che i giovani hanno la possibilità di sapere su Ustica, l’Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, la strage della stazione di Bologna, il caso Mattei, Pasolini, e così via
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L. - E’ vero . Pazzesco! (pausa) Ti devo raccontare una cosa che mi è capitata ieri. Stavo guardando Match Music, un canale satellitare di musica. Ad un certo punto trasmettono un videoclip di Vincent Gallo. La protagonista è Paris Hilton. Il filmato si concentrava su di lei, seduta su una giostra, e il suo vestito le lasciava scoperto il culo. Ora, secondo te, questo si può ritenere cultura, sperimentazione, e chi più ne ha più ne metta?
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H. - Dimmelo tu
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L. - Temevo questa risposta. (risata) Vincent Gallo è un autore che io ritengo interessante, però anche lui è caduto nella trappola della regola che, se fai scandalo, la gente parla di te. Però parlano del tuo scandalo, non parlano di ciò che hai girato, di come lo hai girato o perché l’hai girato. E la stessa cosa l’ha fatta nel film “Brown Bunny”. Sui giornali si parlava solo della fellatio di 15 minuti ! Anche se, comunque, credo che Gallo lo abbia fatto volutamente.
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H. - Quindi tu, come regista, cerchi di tenerti al di fuori di queste regole di mercato?
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L. - Fin che potrò farlo, sarà uno dei miei dogma. E tu potresti anche chiedermi se sono una persona che si venderebbe E la risposta sarebbe che non lo so. Ma non perché mi vendo facilmente. Semplicemente perché non posso prevedere il futuro. Tutto può essere E’ anche il bello del vivere! Conosco gente che sostiene che non venderebbe mai se stessa, però come si fa ad essere così sicuri? Ad esempio, solo tre anni fa non avrei mai concesso un’intervista su di me, sul mio cinema E invece, eccomi qua !
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H. - Però tu cerchi di girare storie che restano lontane da fellatio interminabili, scosciamenti e nudi Anzi, nel tuo ultimo lavoro prefiguri addirittura un’apocalisse
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L. - Non sono attratto per niente dall’erotismo fine a se stesso. Mi piacciono di più le cose che mi sono vicine. E io credo nella fine del mondo. Probabilmente risento in quella piccola di parte della mia educazione, presso i salesiani e infatti la sacralità stessa mi fa un’enorme paura.
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H. - Infatti nel tuo film non parli direttamente di sacralità
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L. - Premesso che mi ritengo ateo, anche se un ateo non convinto, nel mio ultimo film l’Apocalisse è solamente un pretesto per descrivere alcuni personaggi in cui io mi rivedo moltissimo. E poi si dice che i registi, quando dirigono un film, parlano molto di se stessi. E io a questa regola non sfuggo.
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H. -Quindi tu sei, in certo modo, uno, nessuno e tutti i tuoi personaggi?
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L. - Esattamente, non riuscirei a dirigere un film se non mi riconoscessi in almeno il 90% dei personaggi. Infatti conosco molte persone che vivono del proprio lavoro in maniera ossessiva, che disprezzano la famiglia che hanno creato, che non riescono a vivere la propria vita con serenità, e che ricercano in amori pagati un attimo di felicità.
nbsp;(segue)

Heiko H. Caimi









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