
src="http://www.assivip.it/eng/images/marche.jpg" align=right
border=0> Le
Marche sono un degradare di dolci colli e valli che
dall’Appennino scendono al mare. Nelle zone interne sopravvivono borghi
antichissimi, insediamenti medievali chiusi tra mura, castelli e rocche che
sovrastano le colline.
E proprio le
colline rappresentano le zone più felici per il prosperare della vite e la
produzione di ottime uve. La luminosità del sole ed il suo calore
consentono di esprimere altre gradazioni zuccherine e delicati
profumi, indispensabili per ottenere buoni vini di cui tutta la
regione è ricca. La viticoltura è frammentata con aziende piccolissime
o di medie dimensioni che stanno emergendo, verso le quali il pubblico
svolge funzioni di guida e coordinamento, per tutta la filiera, dal campo
al mercato.
Le Marche
vitivinicole: 24mila ettari di vigne, circa un terzo per la produzione
di vini DOC, 2 milioni di ettolitri di vino, con prevalenza di bianchi. Il
carattere forte e pignolo degli abitanti, una cultura ancor oggi legata a
millenni di storia rurale non potevano non dare al vino delle Marche
caratteristiche alla pari con nomi più conosciuti ed alla sua terra, una
vocazione indiscutibile.
Ma lasciamo ad
Ermete Grifoni (giornalista scomparso nel 1987) il compito di descrivere,
con un suo pezzo del 1961, la geografia ed il carattere dei vini
marchigiani:
“Le Marche hanno
vini, ma non il vino, disse il Felcini trent’anni fa, e se nessuna frase fu
più giusta di questa, è pur vero che nessuna frase più di questa si
attaglia a spiegare l’enorme ricchezza che viene dalle vigne, dai filari in
pendio, dalle viti spose agli olmi sui dorsi delle nostre colline.
Le
Marche hanno un vino per ogni contrada: il
href="http://www.assivip.it/doc/doc9.htm">rosso del Conero sa della
terra forte e generosa che l’ha partorito, ha la tempra dei cavatori e
degli scalpellini dei quali conosce ogni cruccio dell’anima; il
href="http://www.assivip.it/doc/doc10.htm">Rosso Piceno (la cui
zona si estende fino alla provincia di Ancona, e
href="http://www.assivip.it/doc/doc11.htm">Rosso Piceno Superiore in
particolare) ha il piglio robusto e sentimentale delle genti della Marca
inferiore; i vini del maceratese (
href="http://www.assivip.it/doc/doc2.htm">Colli Maceratesi bianco,
href="http://www.assivip.it/doc/doc15.htm">Colli Maceratesi Rosso e
la Vernaccia di
Serrapetrona) e del fermano (
href="http://www.assivip.it/doc/doc7.htm">Falerio) vi dicono della
dolcezza
e delle segrete doti domestiche che circondano i focolari
contadini.
I vini del pesarese (
href="http://www.assivip.it/doc/doc1.htm">Bianchello del Metauro,
href="http://www.assivip.it/doc/doc3.htm">Colli Pesaresi Bianco
e Colli Pesaresi
Rosso) sanno già di Romagna ed hanno già il timbro carezzevole
che è nella parlata delle popolazioni della Marca gallica.
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src="http://www.assivip.it/images/admin/2632.jpg" align=left border=0>Questi
vini vanno per il mondo e si fanno strada come i marchigiani: a Roma, a
Milano, nelle grandi città, li troverete dovunque, senza che dicano prima
chi sono, fidano nel riconoscimento degli altri e della sorpresa di essere
trovati eccellenti non se ne meravigliano. Chi è nato nelle Marche
temporeggia ma è sicuro d’arrivare. Onde non c’è
da meravigliarsi
della fortuna toccata al
href="http://www.assivip.it/doc/doc12.htm">Verdicchio dei Castelli di
Jesi - biondo, leggermente amarognolo, d’una
semplicità che
sorprende, adatto al sapore marino - e al
href="http://www.assivip.it/doc/doc13.htm">Verdicchio di Matelica. Forse
tra non molto il Verdicchio chiamerà nelle grandi città tutti gli altri
vini fratelli, che da secoli nelle Marche gli tengono meritata compagnia,
proprio come fanno gli emigrati quando hanno sfondato. E sarà giunto allora
il momento di dire che i marchigiani si riconoscono anche a tavola.” Ancora
una profezia avverata.
Da allora sono
state autorizzate tre DOC: nel 1987 la
href="http://www.assivip.it/doc/doc8.htm">Lacrima di Morro
d’Alba, prezioso, tanto raro nella quantità quanto unico nel gusto;
l’Esino bianco e
href="http://www.assivip.it/doc/doc6.htm">rosso nel 1995,
considerato prima un vino da tavola. Due vini la cui terra si incunea in
quella nobile dei Castelli del Verdicchio. Nel 2001 l’
href="http://www.assivip.it/doc/doc16.htm">Offida Passerino e
Pecorino e l’Offida
Rosso sono da considerarsi la massima espressione della tipicità
dei vini piceni, oltre che della valorizzazione dei vitigni
autoctoni.
In questi ultimi anni si sono sviluppate tecnologie di
affinamento dei vini che richiamano tradizioni consolidate.
L’invecchiamento dei vini rossi (in particolare Rosso Conero e Rosso Piceno
Superiore) ha reintrodotto la tradizione delle “bottaie” e, quindi, di
locali in cui sfilano le botti in legno di rovere e che esprimono
l’immagine della cantina tipica. Si registrano anche nuove tecnologie quali il
“barriche” o l’invecchiamento moderato di alcuni bianchi, tra cui il
Verdicchio, con cui si arricchisce il vino di sapori e profumi che
stimolano ancor più il consumatore attento.
title="Statistiche">
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title="Statistiche">Statistiche

Giusy Mauro-1408









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